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Problemi intestinali

Problemi intestinali

 

Stipsi o stitichezza

La stipsi può influenzare la vita della persona malata giacché può essere associata ad altri sintomi come ad esempio nausea, dolori addominali e sensazione di pienezza, flatulenza e dolori. I segni che possono aiutare a capire se la persona malata sta diventando stitica sono i seguenti :

  • sforzo nella defecazione;
  • feci dure o a pezzi;
  • sensazione di incompleta evacuazione e/o di ostruzione anale;
  • ridotta frequenza di evacuazioni: la persona malata evacua meno di 3 volte a settimana

Per evitare che ne risenta è consigliabile aiutarla a mantenere una regolarità intestinale, mettendo in atto delle strategie alimentari. Alcune indicazioni:

  • proporre pasti che contengano verdura e in particolar modo: lattuga, carote, spinaci, sedano, anche sotto forma di  passati di verdura, creme, vellutate;
  • proporre nell’arco della giornata la frutta che può essere cotta o cruda o dessert a base di frutta;
  • succhi di frutta (mela, uva, arancia);
  • pane integrale, cereali, riso integrale;
  • yogurt, latticini, formaggi freschi poiché il latte è indicato come stimolatore del transito intestinale;
  • bere un bicchiere di acqua naturale a temperatura ambiente (o addirittura tiepida) e/o mangiare kiwi il mattino a digiuno;
  • massaggiare l’addome in senso orario;
  • evitare l’utilizzo di bevande gassate e i chewing-gum che possono aumentare il gonfiore addominale.

È utile anche una particolare attenzione ai dettagli come ad esempio:

  • garantire il rispetto delle abitudini della persona;
  • garantire la privacy e il comfort;
  • se la persona non riuscisse a sedersi sul WC per la difficoltà a rialzarsi, utilizzare strutture in plastica (rialzi);
  • aiutare la persona ad assumere una posizione comoda;
  • utilizzare la comoda a lato del letto piuttosto che la padella (da usare solo per i pazienti allettati, che non possono proprio alzarsi), se occorre imbottirla e aiutare il paziente a raggiungere una posizione semiseduta.  Se il paziente riesce ancora a camminare, è importante incoraggiarlo a fare due passi;
  • posizionare davanti alla comoda o al WC uno sgabello su cui il paziente possa appoggiare le gambe (i muscoli delle cosce possono aiutarlo durante la defecazione);
  • quando la persona malata riferisce di sentire il desiderio di defecare, è molto importante aiutarla a espletare questo bisogno, senza rimandarlo a un altro momento; altrimenti si rischia che con  il tempo possa essere meno sensibile nella percezione di tale stimolo;
  • utilizzare correttamente i farmaci lassativi prescritti dal medico dell’équipe evitando condizioni di abuso o di sottodosaggio per evitare stati di stipsi e contenere sindromi diarroiche.

È consigliabile annotare e riferire all’équipe:

  • quando vengono somministrati farmaci lassativi in orari al di fuori degli orari previsti dall’équipe;
  • riportare sullo stesso foglio il numero di volte che il malato evacua;
  • conteggiare la quantità di liquidi assunti nell’arco della giornata;
  • qualora compaia sangue, muco nelle feci o dolore durante l’evacuazione è opportuno contattare l’équipe.


Diarrea

La diarrea è il passaggio veloce di feci e acqua e può essere dovuta a diverse cause.

Per questo sintomo si possono mettere in atto alcuni accorgimenti: 

  • garantire il rispetto delle abitudini della persona;
  • garantire la privacy e il comfort;
  • se la persona non riuscisse a sedersi sul WC per la difficoltà nel rialzarsi, utilizzare strutture in plastica (rialzi);
  • utilizzare un abbigliamento facile da rimuovere ed eventualmente procurare accessori quali pannolini e protezioni monouso per il letto disponibili sul mercato per favorire un maggiore contenimento, la privacy e ridurre il disagio;
  • mantenere un’adeguata igiene delle mani;
  • mantenere un’adeguata igiene intima della zona utilizzando prodotti non irritanti;
  • prestare molta attenzione alla cute della zona perianale/sacrale e in caso di arrossamento, applicare creme protettive a base di ossido di zinco. Informare e valutare con l’équipe il trattamento più adeguato;
  • stimolare l’assunzione di cibi quali riso, mela e cibi ricchi di potassio quali albicocche, banane e un’alimentazione priva di galattosio e lattulosio;
  • fare in modo che la persona venga reidratata in modo adeguato con alimenti e bevande;
  • se la persona dovesse presentare vomito, difficoltà a inghiottire o non fosse in grado di mantenere un adeguato apporto idrico, segnalare e stabilire con il medico dell’équipe una diversa forma di idratazione. Sono sconsigliate le bevande gassate, il succo di pomodoro o le limonate, il latte, alcuni alimenti come ad esempio: legumi secchi, rape, avocado, fagiolini, broccoli, nocciole, cavoletti di Bruxelles, cavolfiore, crauti, spinaci, melone, funghi, birra, mela o succo di mela, uova, formaggi, cetrioli, mais, cipolla, patate dolci, spezie, asparagi;
  • assistere la persona aiutandola a riposarsi tra un episodio diarroico e l’altro e provvedendo immediatamente alla corretta somministrazione della terapia prescritta dal medico

Nel momento in cui diminuiscono le scariche provare a reintrodurre le verdure, iniziando con quelle più indicate (patate, zucca, zucchine, carote, finocchi), una alla volta. Se l’ultima introdotta provoca effetti indesiderati sospenderla di nuovo per qualche tempo.

Se la nutrizione dovesse essere somministrata tramite un sondino (sondino naso grastrico o PEG), la causa degli stati diarroici potrebbero  essere dovuti alla somministrazione troppo veloce del preparato o all’utilizzo di temperature troppo basse. Anche in queste situazioni è consigliabile confrontarsi con l’équipe.

Contattare inoltre l’équipe se:

  • la persona lamenta sete, dolori o crampi addominali, arrossamento perineale/sacrale delle escoriazioni o se dovesse avere episodi di confusione.
  • avvisare l’équipe se dovessero presentarsi nelle feci tracce di sangue o muco.

È consigliabile annotare per poi riferire all’équipe:

  • tutti i farmaci che la persona sta assumendo, la frequenza delle scariche e quante bevande assume per bocca. La cosa più semplice è utilizzare una bottiglia per la sola persona malata, in modo da avere un’idea di quanto beva.

 

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